Aumento dell’IVA al 25%: un rischio concreto

Circa 6 anni fa, nel luglio 2011, il D.L. 98 aveva stabilito la Clausola di Salvaguardia. Essa stabiliva un aumento automatico dell’Iva nel caso in cui lo Stato non fosse riuscito a mantenersi nei vincoli di bilancio stabiliti dall’UE.

Ad oggi, il Decreto non è mai stato completamente eliminato, rischiando di trasformare l’aumento in realtà.

L’ultima Legge di Bilancio, non ancora approvata, ne ha ridotto l’aumento portando l’Iva alle seguenti quote:

  • il 25% per l’Iva standard;
  • il 13% per l’Iva ridotta al 10%;
  • rimangono al 4% sull’acquisto di burro, formaggi e latticini, ortaggi, legumi, frutta, frumento, farina, olio, pasta, giornali, case di abitazione non di lusso, canoni di abbonamento alle radiodiffusioni, alimenti acquistati presso bar, ristoranti, prestazioni socio-sanitarie e appalti su edifici per la prima casa.

Ha inoltre congelato tale aumento durante il 2018, stabilendo un incremento graduale tra il 2019 e il 2020.

L’unico modo per evitare questo duro colpo alle tasche degli Italiani è sperare in un 2018 in cui si riesca ad abbattere in modo effettivo la spesa pubblica, eliminando quindi i requisiti richiesti dal D.L. 98 per essere attuato; altrimenti, ogni cosa, dall’acqua minerale al dentifricio, dall’abbigliamento agli articoli per animali, dalla parcella dell’avvocato, dell’amministratore all’abbonamento internet, è destinato a subire questo rincaro.

L.S.